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Siracusa – Ortigia sempre più senza regole e stranezze. Lo afferma il comitato OS.

Il Don Camillo

Lo Chef Giovanni Guarnieri al Don Camillo

(CS-MT)Siracusa 18 aprile 2018 – Basta lo spunto di  una garbata  protesta contro una sanzione che costringe  Giovanni Guarneri, chef del ristorante “Don Camillo”, alla rimozione dell’antica tabella artigianale realizzata 33 anni fa su legno e dipinta a mano,  per riportare a galla le innumerevoli incongruenze di un centro storico – e non solo – dove proprio in materia di insegne e cartellonistica il cattivo gusto ( sedie, sanitari, scale…)  se non addirittura l’osceno ( ma chi ci “ka..lkola”?),  fanno da padrone. 

E ancora una volta il comitato tira le somme di una stagione – quella invernale ormai conclusa – per constatare quanto poco sia cambiato il panorama cittadino in materia di abusi, non osservanza delle regole, mancati controlli,  tavolini e concerti all’aperto fuori da ogni limite sulle emissioni sonore. “Turismo sostenibile” , è sempre stata la parola d’ordine del comitato, e alle porte della prossima stagione estiva, ci chiediamo dove siano finiti i progetti che l’Amministrazione comunale aveva in serbo per la città, a tutela non solo dei propri cittadini, ma dei numerosi viaggiatori che oltre ai doni offerti dalla natura – sole, mare, arte, cultura, storia millenaria  – si aspettano pulizia, decoro, rispetto.

Come sottolineato nell’ultima conferenza stampa, il Comitato Ortigia Sostenibile ha incontrato gli assessori al Centro storico, Politiche ambientali, Attività produttive, Mobilità; da ognuno di questi settori erano scaturite promesse di impegno. Una per tutte, il Piano di zonizzazione acustica che l’assessore Pier Paolo Coppa ha dato per “completo e pronto ad essere attuato entro il 31 dicembre 2017”.  DOVE E’ FINITO?

Dall’assessore Silvia Spadaro, l’impegno all’obbligo di esporre i bollini di autorizzazione nei dehors – mai visti! – insieme a maggiori controlli su spazi di suolo pubblico ben superiori a quelli richiesti e ottenuti: regole e controlli che non hanno mai prevalso a fronte dell’ apertura di chioschi, pizzerie, pub anche in prossimità di MONUMENTI E CHIESE.  Né mai la Sovrintendenza ha dato prova  di attuare il Codice dei Beni culturali, la legge che all’articolo 52 stabilisce che i “Comuni, sentito il Soprintendente, individuano le aree pubbliche  aventi valore archeologico, storico, artistico e paesaggistico nelle quali vietare o sottoporre a condizioni particolari l’esercizio del commercio”. A tal proposito, è già in atto il montaggio di una delle più deturpanti strutture a mare, a ridosso della Fonte Aretusa: ogni anno con “migliorie” e avanzamenti. A completare il quadro di una città e in particolare di un centro storico, devastato da un traffico ormai indomabile, anche i segni evidenti di una raccolta “differenziata”, disorganizzata e approssimativa che ha ridotto le strade in discariche a cielo aperto.   Su tutto questo. E su molto altro, continueremo a lavorare e a cercare risposte, da QUESTA e da qualsiasi ALTRA Amministrazione comunale.

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