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Siracusa – L’interrogazione di Sorbello sul Crocefisso non riammesso nell’aula consiliare diventa un caso nazionale.

Salvo Sorbello consigliere comunale di Progetto Siracusa

Salvo Sorbello consigliere comunale di Progetto Siracusa

  (Gregorio Valvo) Siracusa, 31 marzo 2018 – L’interrogazione del consigliere comunale di Progetto Siracusa rischia di diventare un caso politico nazionale, poiché la vicenda è già finita nelle agenzie di stampa più autorevoli.  ci voleva la Pasqua  per far emergere la parte super cattolica del consigliere Salvo Sorbello che da 5 anni non vede più il Crocefisso in nessuna parete dell’aula consiliare. Era stato ritirato  dall’aula – forse  per diplomazia - con una motivazione vicina al ridicolo: i lavori di ristrutturazione dell’aula consiliare. Eppure, a quel che è dato sapere, nessuno dei 40 componenti che compongono il massimo consesso civico di Siracusa, nessuna esternazione contro la presenza del simbolo del cattolicesimo era mai stata fatta. Molti agnostici, qualche ateo, ma nessuno ha fatto sapere di avere da ridire contro la Croce. “Il Crocifisso - scrive  Sorbello – fa parte della storia, della tradizione culturale della nostra patria, è un simbolo della nostra identità, aperta al dialogo; non minaccia certo i principi di laicità e non mette in discussione i diritti di alcuno”. Insomma, il sospetto che qualcuno non voglia quel simbolo sacro in aula esiste, specialmente dopo  le dichiarazioni dell’assessore  ai rapporti con il consiglio comunale, Antonio Moscuzza, convinto che per rimettere al suo posto il crocefisso “occorre una mozione approvata dal consiglio comunale”. Eppure, l’aula espone da 4 anni, e in grande evidenza, un cartello contro il femminicidio con la dicitura “posto occupato” deciso dai consiglieri, ma  che non c’era certamente quando venne inaugurata la sala del 4 piano del Vermexio. Il Crocefisso invece c’era, senza nessuna mozione votata. Tempi e consiglieri che cambiano?  Ora la vicenda della Croce negata fa discutere ed è possibile che il Consiglio sarà costretto ad occuparsene.      

 

 

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