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Siracusa -Come nell’antico Egitto nei cantieri edili si lavora anche a temperature da record. Protestano i sindacati.

Cantiere edile

Cantiere edile

:                                       IL CALDO RECORD NON FERMA I CANTIERI  

          (CS) Siracusa, 10 agosto 2017 –   I segretari provinciali di Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil – Saveria  Corallo, Paolo Gallo e Salvo Carnevale – esprimono forte preoccupazione per la condizione di rischio  che le forti ondate di calore di questi giorni stanno producendo nei cantieri edili. <<Ci risulta – affermano i tre segretari provinciali di Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil – che il 95% delle imprese edili non abbia fermato le proprie attività, come prescrive la legge che, in occasioni così estreme,  consente l’apertura della Cassa Integrazione.

          <<Sono state numerose le segnalazioni di questi giorni, da parte dei lavoratori sottoposti a vere prove di resistenza al caldo; complice un sistema reso ancora più complicato da assurde procedure amministrative che fanno riferimento a fantomatici bollettini ufficiali, non in grado di tenere conto della condizione reale nei cantieri, ci risulta che – praticamente – questa ondata di caldo non sia stata sufficiente a fermare le attività.

        << Ricordiamo che basterebbero 35 gradi e 50% di umidità per sospendere le attività edili. Siamo consapevoli delle innumerevoli difficoltà a far comprender in ogni cantiere edile l’importanza di tali precauzioni, ma il caldo prolungato e torrido di questi giorni ha fatto scattare l’allarme. Forse ci si approfitta troppo del lavoro che non c’è e della condizione di debolezza del lavoratore dinanzi alla decisione della impresa, unico soggetto in grado di poter stabilire se fermare le attività; ora però si è raggiunto un livello troppo pericoloso.

       Faremo richiesta formale di incontro all’ INPS e chiederemo quante sono le imprese che hanno fatto ricorso alla CIG per caldo. Sarà un conteggio facile, visto il numero enormemente esiguo delle istanze. E poi bisognerà  valutare le azioni successive. È  necessario accompagnare alle azioni di repressione un attento percorso di informazione e sensibilizzazione. Esistono gli ammortizzatori sociali per le imprese, non si capisce perché non debbano essere utilizzati, soprattutto in situazioni che possono presentare pericoli per i laboratori.

      Determinante sarà anche il ruolo dell’Inps che dovrebbe imparare ad approcciare in maniera meno burocratica queste procedure che sembrano quasi scoraggiare alcune imprese dalla richiesta di CIG.

      Ma è chiaro – concludono i tre segretari – che questa strada, così rischiosa, deve essere abbandonata>>.     

                                                                                 * Saveria Corallo FENEAL-UIL,  Paolo Gallo FILCA-CISL, Salvo Carnevale FILLEA-CGIL

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