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Palermo – Nascono i “Partigiani del PD” che non faranno campagna elettorale. Anche a Siracusa si apre la fronda ma nessuno lo dice.

Antonio Rubino a Siracuisa

Antonio Rubino a Siracuisa

 (GV)Palermo 1 febbraio 2018  - E forse più di uno strappo  quell9o che si coglie all’interno  del PD siciliano. Sostanzialmente in Sicilia  un pezzo del partito alza la voce al massimo per protestare contro il metodo usato nel confezionare le liste elettorali.  Così è nato il movimento “I partigiani del Pd”  che si pone in dissenso  verso “il modello padronale del partito”.  Sono già quattro i dirigenti – componenti della segreteria regionale – che hanno rimesso il mandato nelle mani del segretario Fausto Raciti, dopo avere precisato: “Voteremo Pd  ma non sappiamo se faremo campagna elettorale”. I quattro dimissionari dalla segreteria regionale sono il responsabile organizzazione regionale del Pd Antonio Rubino, Carmelo Greco, Antonio Ferrante, Salvatore Graziano. Rubino, in conferenza stampa nella sede del Pd, ha spiegato che “il segretario Raciti è stato ovviamente informato”. Per marcare il dissenso, i dirigenti hanno deciso di attaccare nelle giacche una piccola resistenza elettrica, la stessa che indossarono nel ’92 dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Come dire che dam ora si apre un movimento di resistenza  interna  che arruolerà partigiani  sicuramente in tutta l’isola che già il 5 novembre ha duramente punito il parti di Matteo Renzi “Il gruppo dirigente siciliano – afferma Antonio Rubino – è totalmente estraneo alla modalità con la quale sono state fatte le liste visto che i candidati sono stati proposti dal segretario Renzi su indicazione di Davide Faraone, dentro una logica di fidelizzazione, a partire dai collegi uninominali”. I partigiani del Pd hanno già stampato un manifesto con la scritta “5 marzo, non cambiamo partito ma cambiamo il partito”. Come avere dubbi che  dal 6 marzo la segreteria oggi in mano a Renzi si vedrà costretta a registrare un terremoto politico. A Siracusa la resistenza  interna al Pd esiste  ma il solito coraggio degli aretusei impedisce ogni forma di comunicazione di dissenso per i collegi occupati dalla renziana Maria Elena Boschi. Non parla neanche una delle più penalizzate, Sofia Amoddio, che si illude sperando in un miracolo elettorale, che non ci sarà, che potrebbe farla tornare alla Camera dal suo terzo posto in lista. E se ci sarà penalizzerà i capi impositori che hanno imposto i loro candidati senza neanche parlare con la segreteria regionale. Strano – fino ad un certo punto – che la segreteria  provinciale non dice nulla su ciò che accade sotto gli occhi di tutti di democratici, quindi, anche dei  siracusani.

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