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Catania – Presentato il primo ricorso che potrebbe cambiare l’ARS. Il non eletto Privitera chiede la decadenza di 7 deputati già proclamati.

 

Il ricorrente Privitera nel riquadro

Il ricorrente Filippo Privitera nel riquadro

(GV) Catania, 2 dicembre 2017 – Con la proclamazione si apre la stagione dei ricorsi che sicuramente durerà molti mesi e forse anche anni. Ricorsi che potrebbero ribaltare l’attuale geografia politica interna all’Ars. Molti dicono di avere presentato ricorsi, ma, certamente uno dei più solleciti è stato il catanese non eletto alle regionali del 5 novembre, Filippo Privitera, primo dei non eletti nel collegio di Catania nella, lista dei Popolari e Autonomisti. Il mancato onorevole ha presentato ricorso al Tar chiedendo la decadenza di 7 eletti che al momento della presentazione delle rispettive candidature non avevano sottoscritto l’autodichiarazione con riferimento alla Legge Severino sulle incandidabilità. Il ricorso è stato presentato per conto del Privitera dagli avvocati  Mauro Di Pace e Antonio Landro. I legali hanno scritto  di ritenere “illegittimo” il provvedimento di proclamazione emesso dalla commissione elettorale di Catania  degli eletti all’Ars. L’illegittimità sarebbe dovuta al non avere depositato la dichiarazione sostitutiva di insussistenza delle cause di incandidabilità previste dalla legge Severino, come integrazione dei moduli resi disponibili dalla Regione che non facevano riferimento alla normativa nazionale ma si richiamavano solamente a quella regionale.   I 7 deputati  le cui proclamazioni vengono contestate sono:  Francesco Cappello, Angela Foti,  Gianina Ciancio e Jose Marano del M5s; Giuseppe Zitelli per la lista Diventerà Bellissima; Marco Falcone (cooptato nella giunta di Nello Musumeci) e Alfio Papale per Forza Italia. Come si può considerare i maggiori penalizzati sarebbero i pentastellati, anche se non mancano candidati di altre liste.   Per la cronaca, il ricorrente cita una sentenza del Consiglio di Stato del 2013 secondo cui “l’omessa dichiarazione dell’assenza di cause di incandidabilità” è “un requisito non colmabile dall’assenza in concreto delle anzidette cause” e due sentenza del Tar Toscana del 2016 secondo le quali “l’erroneo riferimento al parametro normativo inficia irrimediabilmente un requisito sostanziale della dichiarazione di accettazione della candidatura” e la mancanza non può considerarsi regolarizzabile, come invece sarebbe se fosse incompleta o meramente irregolare. Secondo l’argomentazione che i giudici dovranno esaminare si darebbe per scontata la illegittimità dei proclamati, quindi, si dovrebbe procedere al ricalcolo dei voti di lista, così come indicato dai legali del non eletto ricorrente. Dal ricalcolo emergerebbe una diversa ripartizione sia dei seggi che dei resti. In  ogni caso, dopo il pronunciamento del Tar si prevede che sarà chiamato a pronunciarsi il Cga. Nel caso passasse la tesi sostenuta dai ricorrenti l’aula dell’Ars  subirebbe uno stravolgimento mai registrato nella storia parlamentare siciliana.    

 

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