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Augusta – Unci, Assostampa e OdG in campo contro le minacce ai giornalisti. Zingales: faremo da scorta ai cronisti intimiditi. Al corso di formazione al Costa rivelate querele “inquietanti”.


Alberto Cicero, Alessandro Galimberti, Leone Zingales, Santo Gallo, e in piedi Gianni D’Anna

Alberto Cicero, Alessandro Galimberti, Leone Zingales, Santo Gallo, e in piedi Gianni D’Anna

Alberto Cicero e Alessandro Galimberti

Alberto Cicero e Alessandro Galimberti

(Massimo Ciccarello) Augusta, 10 marzo 2018 -  Per l’Unione nazionale cronisti, l’Associazione siciliana della stampa, l’Ordine di Sicilia, “Giornalisti minacciati: mai soli” non è solo il titolo di un convegno. Da Augusta, dove il 10 marzo si sono dati appuntamento per un corso di formazione professionale, quel tema è diventato un impegno ben preciso:“Tutti gli organi di categoria, e ai massimi livelli, saranno accanto a quei cronisti che subiscono intimidazioni, da qualsiasi parte arrivino”.

Lo hanno detto a chiare lettere il presidente nazionale dell’Unci, Alessandro Galimberti, insieme al vicepresidente Leone Zingales, a al segretario regionale Andrea Tuttoilmondo. Lo ha ribadito altrettanto chiaramente Alberto Cicero, segretario regionale dell’Assostampa. Lo sottolineato Santo Gallo, segretario dell’Ordine, leggendo un messaggio del presidente dei giornalisti siciliani, Giulio Francese. Ed è proprio in quel “da qualsiasi parte” che sta la chiave di lettura dell’annuncio, dato da Zingales, che “l’Unci parteciperà a una seduta del consiglio comunale insieme a Massimo Ciccarello”, destinatario di una “lettera aperta di messa in mora” da parte del gruppo consiliare 5 Stelle.

Un’iniziativa senza precedenti, arrivata da parte di un’intera forza politica di maggioranza. Contro un giornalista al quale, a più riprese da due anni, gli organi di categoria sono intervenuti per tutelarne la libertà di espressione. Un’azione di sostegno, che però è stata ignorata da chi avrebbe potuto fermare quell’uso improprio delle istituzioni. Ignorata a tal punto, che una querela presentata da un consigliere grillino ha trovato una corsia insolitamente veloce alla Procura di Siracusa. C’è un nesso fra questa rapidità, e le vicende del “sistema Siracusa” che lo scorso febbraio hanno terremotato la magistratura?

E’ la domanda aleggiata spontaneamente, considerati i contenuti dell’articolo contestato e i tempi rapidi della querela. Perché a finire nelle maglie della giustizia, paradossalmente, è stata la critica al post-choc di Teo Paratore “fatta saltare a Malta, Dafne Galizia, la giornalista dei Panama Papers…e poi abbiamo eroi cittadini”. Una strumentalizzazione che aveva innescato reazioni indignate. Alle quali il consigliere M5s, con l’appoggio del suo gruppo, aveva reagito negando che fosse una delle sue (solite) “frecciate” alla stampa locale. Ma che si riferiva invece a imprenditori augustani, apparsi nella lista di “evasori” dell’inchiesta sulle società off-shore.

Solo che quel gruppo imprenditoriale aveva poi precisato, proprio sulla Nota7.it, che non era mai stato coinvolto in alcuna inchiesta giudiziaria. E nemmeno giornalistica, a ben vedere, perché i nomi di Augusta figuravano esclusivamente nella lista clienti degli avvocati d’affari panamensi, per opere marittime eseguite all’estero molti anni prima. Uno studio legale con 40 uffici in tutto il mondo e 500 dipendenti, in regola con le leggi di Panama. 

Santo Gallo e Massimo-Ciccarello

Santo Gallo e Massimo-Ciccarello

Cioè, la smentita grillina faceva acqua da tutte le parti. Eppure sembra aver avuto una particolare considerazione alla Procura di Siracusa, considerato che 34 giorni dopo la pubblicazione dell’articolo viene emessa una delega d’indagine. E pare non sia stata l’unica denuncia che ruota intorno le vicende dei 5 Stelle augustani, a finire sullo stesso tavolo. Una scrivania che adesso si è svuotata, dopo essere stata toccata dall’inchiesta sul “sistema” che si presume pilotava la giustizia.

Questa “convergenza” statistica è venuta fuori dopo il convegno, su notizia degli stessi interessati, colpiti dai contenuti emersi duranti il dibattito. Perché dopo il caso del post grillino che inguaia chi lo critica, e non chi lo scrive strumentalizzando l’assassinio di una giornalista, sono arrivate le testimonianze dell’augustano Gianni D’Anna, e dei siracusani Carmelo Maiorca e Franco Oddo.

   Racconti forti. Specie quello del direttore di Augustaonline, testata-pioniere nel web-giornalismo. Per la prima volta ha parlato pubblicamente di un calvario giudiziario arrivato fino alla Cassazione. E che sin dall’inizio ha mostrato vistose anomalie procedurali, su una querela che criticava il binario morto in cui era finita l’inchiesta “Mare rosso” sull’inquinamento da mercurio. Tre cronisti molto noti, e quindi molto esposti, rimasti vittime del “sistema Siracusa” prima che le procure di Messina, Roma e Milano lo inceppassero.

Quando Nania ha presentato l’Osservatorio provinciale sui giornalisti minacciati, ha detto che “Siracusa sembra il centro del circolo delle querele temerarie. E’ difficile continuare”. Infatti, dal report è emerso che gli attacchi più devastanti alla libertà di stampa sono arrivati proprio dai procedimenti giudiziari verso i “piccoli”. Che talvolta sono più che giustificati, ha precisato Galimberti parlando in generale:“Se c’è un giornalista che fa un uso distorto della professione, che vada in galera. Danneggia tutti”. Ma nella maggioranza dei casi, soprattutto in provincia, la macchina della giustizia si è messa in moto al solo scopo di paralizzare la penna sgradita.

“I giornalisti non vanno mai lasciati soli, mai come in questa stagione c’è stata una caccia al cronista”, ha detto Cicero parlando del dato regionale. Raccontando il caso di un collega siciliano “minacciato dalla mafia e perseguito dalla magistratura”. Gallo ha dato notizia che “Siracusa è stata scelta dall’Ordine per l’assemblea annuale del 24 marzo, proprio per stare vicini ai colleghi”. Quella vicinanza che è emersa pure dalla lettera di Francese, figlio del giornalista Mario assassinato dalla mafia, dove ricordava con parole commosse l’omicidio di Dafne Caruana.

Un quadro “emergenziale” per i giornalisti più esposti, quello emerso dal corso dell’Unci. Tenutosi nell’aula magna di istituto diretto da Michele Accolla, un pubblicista molto attivo. Nei saluti ai vertici di una categoria che è pure la sua, aprendo lavori dai quali sono emersi il “chi, cosa, quando, dove”, ha dato risposta all’ultima delle 5 regole di un buon articolo:”Credo sia una scelta non casuale quella di questa scuola, ‘perché’ qui è il luogo in cui si costruisce la cittadinanza”.

 

 

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