Augusta – Storia di uno scandalo infinito in nome degli immigrati: “Barcone della morte” da trasferire a Milano al costo di 600.000 euro. Insorge il Comitato 18 aprile. Reviewed by Momizat on . [caption id="attachment_87197" align="alignleft" width="300"] Il barcone recuperato per un affare da oltre 10 milioni[/caption]  (Massimo Ciccarello) Augusta, 1 [caption id="attachment_87197" align="alignleft" width="300"] Il barcone recuperato per un affare da oltre 10 milioni[/caption]  (Massimo Ciccarello) Augusta, 1 Rating: 0
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Augusta – Storia di uno scandalo infinito in nome degli immigrati: “Barcone della morte” da trasferire a Milano al costo di 600.000 euro. Insorge il Comitato 18 aprile.

Il barcone recuperato

Il barcone recuperato per un affare da oltre 10 milioni

 (Massimo Ciccarello) Augusta, 18 dicembre 2017 - La città che ha il record italiano degli sbarchi, scelta per ospitare l’hotspot più grande del Mediterraneo centrale, non può avere il monumento alla migrazione. Perché il Pd ha deciso di ritagliare 600 mila euro di spesa in più nella finanziaria, per portare a Milano il barcone della morte. “Utilizzateli per salvare vite umane e lo si lasci ad Augusta”, ha chiesto il Comitato 18 aprile. Che si è subito mobilitato appena è giunta la notizia che il relitto tirato dal fondo con 700 morti nella stiva, sarebbe finito in un museo milanese anziché a San Giuseppe Innografo. Dove avrebbe rappresentato il simbolo tangibile di una comunità distintasi nella solidarietà. “A gratis”.

Perché tutto il resto della storia che riguarda quella tragedia, profuma di soldi. Molti soldi. La carretta del mare, affondata il 18 aprile 2015 al largo della Libia, è stata riportata a galla il 30 giugno 2016 con un’operazione spettacolare sul piano tecnico. E su pure su quello economico, dato che strapparla dal fondale di 370 metri sarebbe costato circa 10 milioni di euro (ma la cifra esatta non è mai stata rivelata dal governo). L’allora premier Matteo Renzi se l’era appuntata come una medaglietta da esibire in Europa, promettendo di piazzare il relitto a Bruxelles per cercare di ottenere più “collaborazione” (o almeno più soldi) dall’Unione.

Per raggiungere quello scopo “alto”, poi abortito col suo addio a Palazzo Chigi, non si è fatto scrupolo a usare quel carico di morte per mettere in piedi una colossale operazione di identificazione. Che a prescindere dalle intuibili velleità di risalire alle generalità di migranti provenienti da un’intero continente che non brilla per i suoi uffici anagrafe, era comunque destinata a fallire. Perché di umano, quei corpi, oramai non avevano più nulla.

Una squadra di medici forensi ha dovuto lavorare su resti biologici in maggior parte raccolti in bidoni, perché erano ridotti a una poltiglia indistinta. Analizzando denti e femori, una banca dati del dna sono comunque riusciti a crearla. Ora è depositata al ministero, nella remota possibilità che qualche parente dall’Africa si prenda la briga di confrontarlo col proprio codice genetico. A coordinare quel lavoro improbo è stata Cristina Cattaneo, direttrice del Laboratorio di Antropologia e Odontologia Forense (Labanof) e  attiva nel dipartimento di Morfologia Umana e Scienze Biomediche di Medicina legale dell’Università di Milano”, come recita il comunicato diffuso dalla Marina militare, a recupero avvenuto.

  La star dei “Csi” italiani – con libri e ospitate televisive a rimpolpare una fama alimentata da casi di cronaca eclatanti come quello di Yara Gambirasio – ora punterebbe a sponsorizzare un istituendo “Museo dei diritti umani” presso l’ateneo milanese. E sembra aver trovato una sponda nella deputata democratica Lia Quartapelle, autrice dell’emendamento in Commissione Bilancio che che provocato l’indignazione del volontariato augustano.

“Sorvolando sulle difficoltà tecniche di trasferire un relitto di queste dimensioni da Augusta a Milano - scrive la giornalista Cettina Saraceno, portavoce del Comitato 18 aprile -, ricordiamo il viaggio sulla stessa direttrice del sommergibile Enrico Toti (per trasferire il quale si dovettero smontare persino i semafori lungo il tragitto, ndr), si tende ad ignorare la voce della collettività locale”.

Il comunicato stampa ricorda la proposta lanciata “durante la Giornata del Migrante, svoltasi il 15 novembre nella chiesa di San Giuseppe Innografo”. Cioè proprio in quella parrocchia del Monte dove don Giuseppe Mazzotta, cappellano della Stella Maris, ospita una famiglia di migranti egiziani con bimbi piccoli, a spese della comunità parrocchiale. Un angolo del piazzale è stato destinato ad accogliere il relitto di 30 metri, largo 20 e alto 10, “con lo scopo di serbare la memoria e alimentare la solidarietà che Augusta ha nei confronti di chi è costretto a lasciare il proprio Paese”.

Il Comitato, di cui fanno parte pure la Cgil e Legambiente, sostenuto dai parroci e dalla sindaca Cettina Di Pietro “ha ripetutamente chiesto ai Presidenti del Consiglio che si sono succeduti, in due le note inviate il 14 agosto e il 21 dicembre 2016, che il relitto – oggi ospitato all’aperto nel pontile Nato – non sia né demolito né trasferito altrove, ma che qui rimanga”.

Nonostante tutte le perplessità verso programmi governativi che vogliono trasformare Augusta in una enclave d’Africa, il mondo del volontariato locale vuole che il barcone della morte “sia collocato in un’area dove intendiamo realizzare un Giardino della Memoria dedicato alle vittime delle migrazioni”. Ma questo sarebbe a costo zero per le casse statali. Se si considera che il modulo di recupero sottomarino era stato appaltato a una società con sede a Trento, ogni ulteriore considerazione diventa superflua.

 

COMUNICATO STAMPA del Comitato 18 aprile

Augusta, trasferimento del barcone del naufragio del 18 aprile 2015 a Milano.  Il “Comitato 18 aprile” di Augusta: “Utilizzando quei 600mila euro per salvare vite umane, lo si lasci ad Augusta”. 

(CS)Augusta, 18 dicembre 2017 – Sta suscitando non poche polemiche l’emendamento alla legge finanziaria della deputata PD, on. Lia Quartapelle ed altri, presentato ed approvato in Commissione Difesa e adesso in commissione Bilancio  alla Camera per autorizzare il Ministero  ad impiegare 600mila euro per il trasferimento, dal porto di  Augusta a Milano, del barcone affondato davanti alle coste libiche il 18 aprile 2015 ed in cui morirono circa 700 migranti.

Sorvolando sulle difficoltà tecniche di trasferire un relitto di queste dimensioni da Augusta a Milano (ricordiamo il viaggio sulla stessa direttrice del sommergibile Enrico Toti), ci preme qui richiamare i dati principali di questa vicenda, poiché ci sembra che da una parte se ne disconoscano gli aspetti e, dall’altra, si tende ad ignorare la proposta e  la voce della collettività locale più sensibile ed impegnata sul fronte dell’accoglienza che, ancora una volta, si è fatta sentire alta durante la “Giornata Interistituzionale del  Migrante” svoltasi ad Augusta lo scorso 15 novembre nella chiesa di San Giuseppe Innografo.

Come si sa, il barcone, a conclusione delle complesse operazioni di recupero, giunse nel porto di Augusta il 30 giugno del 2016 per la pietosa opera di rimozione e riconoscimento delle centinaia di salme che imprigionava al suo interno.  Negli stessi giorni, per iniziativa dei parroci, della CGIL, di Legambiente e di persone sensibili ed impegnate sul fronte delle migrazioni, si costituì il “Comitato 18 aprile”, con lo scopo di serbare la memoria del tragico naufragio del 2015 e per sostenere ed alimentare la solidarietà che gli abitanti di Augusta hanno dimostrato e dimostrano nei confronti di chi è costretto a lasciare il proprio paese. Promuovere la cultura dell’accoglienza, fare informazione e confrontarsi sia localmente sia con altre e diverse realtà sulle migrazioni – fenomeno storico e non più di emergenza – sulle sue cause,  sulla prioritaria necessità di tutelare i diritti umani, sulla convivenza, sullo stato delle cose e sulle politiche adottate nel nostro Paese ed in Europa, sono alcuni degli obiettivi che il “Comitato18 aprile” si propone di perseguire.  Quale segno emblematico della conservazione della memoria e della volontà di praticare la solidarietà, il Comitato 18 aprile ha ripetutamente chiesto ai Presidenti del Consiglio che si sono succeduti, -due le note ufficiali inviate il 14 agosto 2016 e il 21 dicembre 2016-  ai ministri competenti ed alle istituzioni locali che il relitto del peschereccio – ancora oggi ospitato all’aperto nella base della Marina Militare al pontile NATO nel porto di Augusta – non sia né demolito né trasferito altrove, ma  che qui rimanga e che sia collocato in un’area dove intendiamo realizzare un “Giardino della Memoria” dedicato alle vittime delle migrazioni.

Questa nostra richiesta ha trovato la simpatia di tanti e l’aperto sostegno del Sindaco di Augusta che l’ha condivisa e formalmente perorata alle Istituzioni competenti che però non hanno finora risposto, neppure con un diniego. Come interpretare questo sconcertante silenzio? Adesso arriva l’emendamento  che autorizza, “in favore del Ministero della difesa, la spesa di 600.000 euro per l’anno 2018 per le operazioni di messa in sicurezza, trasporto e installazione presso l’Università degli studi di Milano del relitto del naufragio avvenuto il 18 aprile 2015 nel Canale di Sicilia”. 

Ad un anno e mezzo di distanza dall’ingresso nel porto di Augusta del barcone  – da dove da gran tempo sono state rimosse le salme -, cadute nel dimenticatoio le grandi dichiarazioni di principio degli esponenti di governo ed i loro progetti di portare il relitto del barcone a Bruxelles, insistiamo nel chiedere di non privare Augusta – da quasi un lustro prima città in Italia per numero di sbarchi di migranti – di questo simbolo del fenomeno più drammatico dei nostri tempi e segno di rispetto per le vittime. Senza spese per il bilancio dello Stato e utilizzando meglio quei 600mila euro per salvare vite umane nel Canale di Sicilia, lo si collochi qui, nel  “Giardino della Memoria”, a testimonianza del drammatico evento del 18 aprile 2015 e di altre simili tragedie che continuano a susseguirsi.

*Comitato 18 aprile : La portavoce Cettina Saraceno

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