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Augusta – Pino Carrabino smentisce la corsa a sindaco, ma la sua Società di Storia ha già 240 soci e l’appoggio di Esso e Bapr. L’ambasciatore Unesco di Malta fra i sostenitori

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Inaugurazione della Società di Storia Patria alle Anime Sante

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Salvatore Romano, Pino Carrabino, Carmela Mendola

 

(Massimo Ciccarello) Augusta, 15 aprile 2018 - E se ad Augusta la politica alternativa ai 5 Stelle ripartisse dalla cultura? E se fosse proprio un uomo di cultura a fare da diga all’ondata grillina, che spinge l’amministrazione Cettina Di Pietro verso il bis? Sono le domande aleggiate al battesimo della “Società augustana di storia patria”, che il 14 aprile ha riempito come un uovo la chiesa delle Anime Sante. Nel più bello gioiello barocco di via Umberto, fra brevi dissertazioni storiche e programmi culturali prossimi venturi, in molti si sono chiesti se il presidente Pino Carrabino stesse celebrando un “debutto” complementare a quello dell’associazione culturale. Voci che lo storico locale ha nettamente smentito, ma che danno la misura del successo di un’iniziativa piovuta come acqua nel deserto.

Perché, anche se i programmi della Società restano ancorati alla promozione degli studi locali, quantità e qualità di soci e sostenitori hanno dato la sensazione di una città che reagisce. Proprio nella rivendicazione di quell’orgoglio identitario, che è il punto debole più evidente di un’amministrazione 5 Stelle dove è una modicana pendolare a reggere le sorti della Cultura. Un assessorato retto part time, che è diventato emblema di un Palazzo infarcito di “forestieri”, e non solo per residenza anagrafica. Tanto da essere comunemente percepito più come oggetto di un’occupazione, che l’espressione di una rappresentanza elettorale. La polemica verso gli inquilini grillini è rimasta però sottotraccia alle Anime Sante. Anche se giocoforza è emersa come un fiume carsico dopo un temporale.

Così si è scoperto che l’amministrazione ha rifiutato una donazione di 300 mila euro dalla Esso, che doveva essere destinata all’acquisto della Ricetta dei cavalieri di Malta. I ruderi di inizio ’700 appartengono a privati, che li hanno messi in vendita per meno di 150 mila euro. Ma la metà di quei fondi resi disponibili dalla società petrolifera, sufficienti sia a comprare il monumento che a renderlo fruibile, sono poi finiti nei Comuni del circondario. Per il semplice motivo che questo Comune, dove ha sede dello stabilimento, ha ritenuto “puzzassero” troppo di raffineria inquinante.

Col risultato che le ciminiere continuano comunque a fumare, il “ristoro ambientale” se lo sono accaparrati città meno schizzinose, e un pezzo di storia dell’Augusta che fu va in malora in attesa di uno speculatore (come accaduto per il faro borbonico di Capi Santa Croce). La Esso adesso fa parte dei soci sostenitori della Società di storia patria, così come la Banca popolare. E come il Kiwanis e il Rotary, come i circoli Unione e Umberto Primo, come l’Università della terza età, e come le confraternite di San Giuseppe, Annunziata e Anime Sante. In totale sono 240 le tessere distribuite, a una cerimonia di battesimo che ha pure beneficiato della “benedizione” fuoriprogramma dell’arcivescovo Salvatore Pappalardo.

La Società di storia patria parte con un programma corposo di iniziative, con un comitato scientifico che vede docenti e ricercatori universitari, e appoggiata dall’ambasciatore Unesco di Malta, Ray Bondin. Ed è paradossale che sia un diplomatico maltese a “tifare” per questo Comune, che si è disinteressato di un monumento-sintesi degli antichi legami fra i due porti più importanti del Mediterraneo centrale. Fu proprio la Ricetta dei Cavalieri a organizzare i soccorsi ai terremotati del 1693. Continuando a svolgere un ruolo di protezione civile pure negli anni successivi, con magazzini di derrate allestiti appositamente per le emergenze della popolazione. Una storia che sarebbe andata dimenticata, se non fosse per gli appassionati che si dedicano alle ricerche sulle vicende locali.

Nel giro di un paio di mesi, in centinaia si sono iscritti a un’associazione-manifesto dell’orgoglio augustano. Forse nelle urne saranno una minoranza. Forse c’è davvero una maggioranza elettorale che è tale anche sotto il profilo culturale. E che si identifica pienamente in una forza politica che si compiace, persino sulle reti nazionali, della narrazione di una città condannata allo sfascio senza speranza, solo perché raccontarla così giustifica l’incapacità di saperla amministrare. Ma come hanno insegnato i monaci amanuensi dell’Alto medioevo, che hanno salvato tutto ciò che era destinato a essere distrutto come “pagano” solo perché precedente alla nuova religione della maggioranza, spesso sono i pochi che tengono viva la memoria della storia. E poi, grazie a loro, arriva il Rinascimento.

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