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Augusta – Parlamentarie M5s, i risultati del voto confermano la forza di Zito e ridimensionano le aspirazioni di Pasqua (che non aiuta Fargione condannandolo a un clamoroso flop)

 

Fargione e Pasqua

Fargione e Pasqua accoppiata perdente

(Massimo Ciccarello) Augusta, 4 febbraio 2018 –  Finalmente tutti i voti delle primarie. Grazie a chi mi ha dato fiducia. Attendo con ansia analisi politiche, faide interne, cene non pagate, ritorsioni…”. Ancora una volta è il “Giamburrasca” social dei 5 Stelle di Augusta, Massimiliano Fargione, a cercare di salvare la faccia – almeno su Facebook – al Movimento delle parlamentarie-farsa. Il candidato più “danneggiato” dalla pubblicazione dei voti riportati nelle consultazioni online, la butta sulla solita ironia contro i commentatori presunti “anti-grillini”. Ma il suo post non riesce a nascondere il terremoto che quel risultato ha provocato.

Perché i numeri brutali dei clic raccontano proprio di “faide interne”. Sulle quali si stagliano indiscrezioni velenose su “cene non pagate”, sotto forma di pizze siracusane offerte ai “congiurati” augustani. Non occorre lanciarsi in fini “analisi politiche”, per leggere nelle statistiche un meet up dove carrierismo e nepotismo si fanno largo insieme alle “ritorsioni”. I 31 voti presi al Senato da Fargione raccontano molto considerato che i suoi rivali più diretti, Massimo Scamporlino e Carmelo Amenta, ne hanno presi rispettivamente 43 e 42. Il sistema Rousseau consentiva la tripla preferenza, e c’è una buona possibilità che si siano tirati l’uno con l’altro. A scapito proprio del vecchio compagno di gazebo, al quale hanno voltato le spalle dopo che è caduto in disgrazia col Palazzo.

Scamporlino era il candidato “ufficiale” della sindaca Cettina Di Pietro. Mentre Amenta è figlio della vicepresidente del consiglio, Silvana Danieli. I due sponsor, evidentemente, hanno pesato in maniera maggiore fra gli attivisti grillini. Ma c’è di più, perché si sono lasciati abbondantemente alle spalle un militante che poteva contare sull’aperto sostegno di Giorgio Pasqua. Il deputato regionale, più che un punto di forza, deve essere stato un handicap. Fargione lo aveva superato di un voto alle regionarie, 53 contro 52, cedendogli poi – per scelte personali – la candidatura a un seggio sicuro. Un credito che adesso avrebbe dovuto riscuotere.

Il priolese ora siede all’Ars come Stefano Zito, ma le due poltrone devono avere una tappezzerie diversa. Perché il siracusano ha dettato legge alla parlamentarie, facendo la differenza. Così la deputata uscente Maria Marzana si è trovata terza al proporzionale, l’esordiente aretuseo Paolo Ficara è stato calato direttamente sull’uninominale Camera ritenuto inespugnabile al M5s, mentre Salvo Marturana è arrivato nella hit parade grazie ai mouse del capoluogo che lo hanno portato a quota 84. Quarto fra i supplenti non gli serve per andare a Montecitorio, ma serve molto alla presidente del consiglio di Augusta, la sorella Sarah. Che al momento è l’unica alternativa del Movimento a una sindaca dalle scelte politiche molto ambigue.

Ma Zito, fino a che punto si è spinto a determinare gli equilibri dentro “Augusta5Stelle”? Il gap fra Marturana e il voto fotocopia di Scamporlino-Amenta, potrebbero suggerire una “terza via” fra i due deputati regionali che si contendono la provincia. Una corrente dai contorni poco definiti, anche nella composizione. I 77 voti di Chiara Tringali, arrivata nona per la Camera, non aiutano nel ragionamento. Perché le aspiranti deputate erano soltanto 12, su una settantina di concorrenti under 40. E in quel risultato può aver pesato la necessità di esprimere la preferenza di genere. Che i grillini hanno convogliato su un’avvocata balzata agli onori della cronaca, per essersi fatta criticare dal fior fiore degli avvocati penalisti italiani; i quali, nel mondo alla rovescia della web-cultura, sono una casta di “tromboni” alla stregua di politici e giornalisti.

Un dato tutto da decifrare sono i 36 voti di Diego Alessandro Sinnonio alla Camera, nel cui curriculum spiccava solo l’attività di steward per vip grillini in visita in città. Completano l’elenco augustano per Montecitorio i 7 voti a Carmelo Campisi, e la singola preferenza a Domenico Marino, votato ugualmente nonostante avesse dichiarato di essere finito in lista per un colpo di mouse sbagliato. Chi invece non è potuto nemmeno votare è stato Marco Baudo al Senato, poiché il sistema aveva un altro numero di cellulare; comunque, l’ispettore dei vigili si è fermato a 9 clic. La pensionata Immacolata Rinaldi, che condivideva i post degli “amici della Russia di Putin” ha ricevuto 7 voti, mentre il giornalista Carmelo Di Mauro si è fermato a 3 preferenze (in pratica, lui e i genitori).

Però a chi ha partecipato alla parlamentarie M5s, impossibili da superare visto che già covava una candidatura augustana all’uninominale Senato decisa senza passare dalla consultazione online, poco importa. Alla fine, 11 concittadini per qualche giorno hanno accarezzato un sogno irrealizzabile da qualsiasi altra parte. E pure nei 5 Stelle, in verità, considerati i soliti noti che poi sono finiti in lista. Ma in fin dei conti, con la loro promessa miliardaria estremamente improbabile, non si comprano ugualmente i “gratta e vinci”?

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