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Augusta – “Niente prescrizione a processo iniziato”, il video virale della candidata Tringali alle parlamentarie M5s fa insorgere le camere penali di mezza Italia. Reazioni persino da Venezia.

Lo screen shot del video di kiaravivi e nel riquadro è stato

Lo screen shot del video di Chiara Tringali (kiaravivi) e nel riquadro è stato montato l’avv. Francesco Favi

 

 (Massimo Ciccarello) Augusta, 13 gennaio 2018 – Vuole diventare deputata per cancellare i capisaldi del diritto alla difesa, come la prescrizione e il divieto di pene più pesanti a chi chiede appello. Ma il video di propaganda dell’avvocata grillina di Augusta in corsa per le “parlamentarie” M5s, scatena la reazione del mondo forense. E’ diventato virale in direzione inaspettata, il cortometraggio che Chiara Tringali ha postato su Facebook. Impegnata a cercare voti fra gli attivisti del Blog col nome di battaglia Kiaravivi, ha “cavalcato” un giustizialismo autoritario che ha mobilitato i penalisti di mezza Italia, e di orientamenti politici opposti.

Il caso è scoppiato il 10 gennaio, quando ha lanciato “un messaggio a 5 Stelle per tutti”. Con i codici in bella vista sulla scrivania, questa civilista di 39 anni ha dichiarato in video di voler andare al Parlamento per introdurre “la sospensione del termine di prescrizione nei procedimenti penali con l’inizio del processo di primo grado”. Spiegando che “questo servirebbe a fare in modo che la macchina della giustizia non venga messa in moto al solo fine di procurare l’impunità, per il solo fatto del decorso del tempo per soggetti comunque colpevoli, o comunque per limitare ragionevolmente la possibilità che ciò accada”. Ed è stato proprio quel “comunque colpevoli” a far insorgere gli avvocati.

“Sospendere la prescrizione significa giudicare un uomo a distanza anche da decenni dal fatto compiuto ma, quel che è peggio, costringere le vittime ad attendere gli stessi decenni per sapere se chi è imputato è colpevole”, le ha fatto notare Enrico Trantino, presidente della Camera penale di Catania. Aggiungendo, nella sua pagina Fb che “non me la prendo con quei colleghi che per cercare fortuna politica sostengono l’opportunità di comprimere le garanzie del processo penale. Io me la prendo con l’Università che non spiega agli studenti di giurisprudenza che il processo è lo strumento funzionale alla punizione del colpevole, ma anche alla tutela degli innocenti”.

Ne è seguito un lungo scontro social in punta di diritto, dove la visione grillina sulla colpevolezza a lume di naso si è scontrata con i difensori della presunzione di innocenza fino a sentenza passata in giudicato. Anche perché, oltre la prescrizione, Tringali vuole battersi in Parlamento per abolire “il divieto di reformatio in peius, ad oggi vigente”. Spiegando ai profani del Blog “che è un principio in virtù del quale il condannato in primo grado non rischia nulla a impugnare la sentenza, nella assoluta certezza che la sentenza di secondo grado non potrà comminargli una pena peggiorativa di quella che ha già subito”. Sorvolando però sul fatto che se è il pubblico ministero a proporre appello, il rischio di una condanna più alta è comunque possibile.

In sostanza, il programma 5 Stelle così come declinato dall’aspirante deputata indebolirebbe moltissimo le garanzie costituzionali dell’imputato, e ne verrebbe fuori un sistema processuale simile a quello dei regimi totalitari. Ovviamente dal “moVimento” sono subito arrivati sostegno e incoraggiamento all’avvocata grillina. Qualcuno previsto, come quello del consigliere comunale Teo Paratore, suo cliente. Che ha definito “tromboni” molti penalisti di fama, avventurandosi in un giudizio tranchant anche su questa categoria professionale dopo aver imperversato su quella dei giornalisti, nonostante siano entrambe abbastanza distanti dalle sue competenze di veterinario.

Qualche altro endorsement alla candidata Tringali è stato invece meno scontato, come ad esempio quello arrivato dalla sindaca Cettina Di Pietro. La penalista di Palazzo ha condiviso il video di candidatura della collega civilista, sulla sua pagina Facebook personale. Salvo poi farlo sparire. Un po’ perché il Movimento vieta le sponsorizzazioni per gli aspiranti alle parlamentarie, pena l’esclusione. E un po’ perché il caso stava lievitando decisamente oltre il previsto, proprio nella sua branca professionale.

A un certo punto, infatti, è intervenuto persino il presidente onorario della Camera penale di Venezia, Giorgio Bortolotto. “Se va a vedere i profili di coloro che sono intervenuti e che evidentemente non conosce – ha scritto all’aspirante deputata che vuole rimpicciolire il favor rei - potrà vedere che sono tutti penalisti di ogni parte d’Italia e di ogni fede e militanza politica, alcuni anche di notevole spessore. Nessuno si sente di condividere le sue affermazioni e non certo per motivi politici, ma strettamente scientifici e dottrinali. Forse questo dovrebbe indurla a riflettere”.

Tuttavia anche in loco, per quanto più avvezzi alle bizze grilline su istituzioni e istituti, quella propaganda elettorale a scapito delle garanzie per gli imputati ha lasciato il segno. “E’ un comizio di natura politica, magari con l’uso di una terminologia inesatta, ma sicuramente colpisce la straordinaria reazione dei colleghi”, commenta Francesco Favi. Il presidente dell’Ordine degli avvocati di Siracusa sottolinea come “sia pericoloso questo continuo uso senza cautela di concetti attinenti la morale, l’etica e il diritto”. Giudica liberticide certe derive, anche se ammette che la giustizia marchiata 5 Stelle è “figlia di 40 anni di surroga della magistratura sul giudizio politico e morale”. Che evidentemente ora sta spianando la strada ai nuovi tribunali del popolo 2.0: quelli della Rete.

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