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Augusta – Mezzo milione di differenza fra le fatture pagate dal Comune e quelle comunicate all’Anac sulla differenziata, Schermi “segnala anomalie” sulle Tari 2017 e 2018

 

il grillino Blanco allontanato da Schermi dopo l’aggressione per i rilievi sulle anomalie Tari 2017

Il grillino Blanco allontanato da Schermi dopo l’aggressione per i rilievi sulle anomalie Tari 2017

(Massimo Ciccarello) Augusta, 6 aprile 2018 – E adesso spuntano pure i conti “sballati” sulla Tari, fra Iva dimenticata, tabelle con qualche svista, e somme discordanti. L’opposizione non molla affatto la presa sulla nuova tassazione approvata dall’amministrazione 5 Stelle durante le processioni del Venerdì Santo, nonostante le 18 pregiudiziali di legittimità. Stavolta è Giuseppe Schermi a tornare alla carica, dopo essersi visto respingere 12 eccezioni a colpi di maggioranza. L’ex vicesindaco grillino, diventato consigliere d’opposizione, ha inoltrato alla presidenza del consiglio e alla segreteria generale una “segnalazione anomalia ai fini del costo del servizio 2017 e corretto sviluppo 2018″.

  Il documento, inviato anche al collegio dei revisori, fa rilevare una differenza di 455 mila euro fra quanto pubblicato sull’albo pretorio online del Comune, e quanto trasmesso invece all’Autorità anticorruzione “in sede di consuntivo 2017″. Secondo la ricostruzione contabile dell’ex assessore M5s al Bilancio, “appare mancare il costo Iva” alle voci dei costi su “conferimento in discarica, pretrattamento piattaforma e bonifica discariche”. Una svista in cui l’Ecologia era incappata già lo scorso anno, aggiustando i conti al volo durante la seduta di consiglio. Ma nella concitazione di quei momenti, evidentemente qualche voce dev’essere sfuggita. Non è scappata a Schermi un anno dopo, quando ha pazientemente ricostruito il puzzle dei pagamenti.

“Ho richiesto una verifica straordinaria dei numeri allegati alla Tari 2018, e di annullare la delibera se emergessero gravi mancanze”, scrive il consigliere Diem 25, in un suo comunicato. Spiegando che “la rapidità con cui la maggioranza ha bocciato senza discussione di merito le mie 12 pregiudiziali, rende doveroso un controllo super partes a tutela dei conti del Comune”. Per Schermi è “troppo forte la tentazione della politica di nascondere le scelte fallimentari nella gestione differenziata dei rifiuti dietro sconti e salassi, che non trovano corrispondenza nella quantità di rifiuti prodotti dalle attività produttive”.

  In sostanza, secondo questo ex assessore cacciato perché “remava contro”, le diminuzioni della Tari sarebbero fumo negli occhi per il breve periodo. Per abbassare la tariffazione domestica, ancora calcolata esclusivamente sui metri quadrati senza tenere conto del nucleo familiare, si è dilatata smisuratamente quella per gli stabilimenti industriali. Forse in maniera eccedente i parametri di legge, considerati i ricorsi a tappeto inoltrati da quelle società dotate di formidabili studi professionali. In pratica, il Comune avrebbe abbassato le tasse che riesce a incassare dagli utenti censiti con la differenziata, ma non avrebbe ancora incamerato nulla dalla bollette maggiorate che dovevano pareggiare quelle riduzioni.

  Una discrepanza contabile, la cui soluzione si potrebbe trovare in quei 250 mila euro di “fondo crediti di dubbia esigibilità” istituito nel regolamento 2018. Solo che quell’accantonamento, ricavato dal risparmio sul minore conferimento in discarica dovuto ai risultati del porta a porta, sarebbe insufficiente a coprire il reale squilibro di cassa. Il timore di Schermi, secondo i suoi calcoli, è che alla fine l’onere di far pareggiare i conti ricada sempre sui soliti tartassati. Ai quali si “vende” per buona una riduzione del 15 per cento in due anni, quando invece lo sconto sarebbe molto più consistente se si fosse operato un “sanity check sui numeri presentati alla scorsa delibera consiliare”.

  Anche nelle tabelle di fornitori ci sarebbe qualche svista. “Come si può notare, dal file 2017 trasmesso all’Anac mancherebbe pure il fornitore Cisma ambiente spa”, scrive Schermi nella “segnalazione anomalia”. Questa società di smaltimento, che appare e scompare fra un file e l’altro, è la stessa che l’anno scorso è rimasta coinvolta in un’inchiesta della Direziona antimafia di Catania. E che è finita nel fascicolo del “Sistema Siracusa” che condizionava il Palazzo di giustizia. Ma non è la sola “anomalia” segnalata dal consigliere di minoranza.

  “Altre anomalie riguardano il ricorso protratto ad affidamenti diretti frazionati per importi di 39 mila e 900 euro, più Iva, per i medesimi servizi”. Fra le beneficiarie di questo appalto spezzettato, secondo l’ex assessore grillino, ci sarebbe pure la Ecomac. La società cura la raccolta della differenziata che si può riciclare, attraverso un affidamento diretto rinnovato ogni 3 mesi restando un filo sotto la soglia dei 40 mila euro consentiti dalla legge. Ma l’Anticorruzione vieterebbe la reiterazione continuativa verso un unico beneficiario, perché aggirerebbe le norme che impongono la gara d’appalto.

  Inoltre, fa notare Schermi, “non si ha notizia del premio” che spetterebbe alle casse comunali per la carta, il vetro e la plastica venduti ai consorzi che li riciclano. Anche al Comune di Melilli, che si appoggia alla stessa piattaforma di lavorazione della Srl, di quel bonus non avrebbero visto traccia. Tanto che lo scorso febbraio la procura di Siracusa ha indagato i titolari, dopo un’indagine del commissariato di Priolo su un servizio che l’ente pagava per intero, ma dal quale non avrebbe tratto alcun conseguente beneficio economico. Cioè, la Ecomac veniva pagata appositamente per raccogliere il materiale da differenziare e provvedere a piazzarlo, ma il ricavato della vendita l’avrebbe dovuto girare alle casse municipali anziché trattenerlo. E ad Augusta, invece, come si è regolata?

 

 

 

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