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Augusta – La giunta M5s inciampa sulla trasparenza. Condannata dal tar per aver negato agli ambientalisti gli atti sulla bonifica del Fontana. Di Mare invia tutto alla Procura

 

 

Apertura nella recinzione

Stato di abbandono dello stadio Fontana: recinzione sfondata

(Massimo Ciccarello) Augusta, 12 maggio 2018 –  La nemesi del Movimento 5 Stelle alla guida del Comune di Augusta porta il protocollo 303/2018. Il numero è quello della sentenza con cui il Tar della Sicilia, lo scorso 2 febbraio, ha condannato l’ente per non aver dato i documenti sul campo Fontana richiesti da un’associazione ambientalista. L’amministrazione della “#trasparenza” sui social adesso dovrà essere conseguente anche nel mondo reale, e tirare fuori tutte le carte riguardanti l’ex stadio, chiuso perché considerato una discarica abusiva di rifiuti industriali. Le casse municipali inoltre dovranno rifondere le spese legali agli ecologisti della “Raggio verde” di Roma.

A divulgare la notizia è stato Peppe Di Mare, che snelle scorse settimane, era andato in “missione” alla Regione con un corposo fascicolo di – presunte – irregolarità dal Palazzo targato M5s. Adesso il capogruppo d’opposizione si è “limitato” a un comunicato stampa, in cui riferisce di una sua interrogazione presentata sull’argomento. E dove annuncia il prossimo invio di una “dettagliata nota alla Procura di Siracusa, con relativo dossier fotografico sullo stato attuale”. Ricordando che la magistratura “nel 2005 suggerì la chiusura per grave pericolo ambientale, e nel 2016 ha restituito il bene alla responsabilità del Comune”.

Così un Municipio con il bilancio dissestato si è ritrovato sul groppone pure questo fardello. Non di poco conto, peraltro. Perché sotto il manto di gioco giace un letto di ceneri di pirite, scarto industriale che negli anni Sessanta si credeva innocuo. Gli amministratori comunali dell’epoca pensavano di aver agito come un “buon padre di famiglia”, facendoselo regalare dalle raffinerie. Poi quella strenna si è rivelata una bomba ecologica, dai costi moltiplicati per la bonifica. Un bel grattacapo per le giunte successive, che si devono accollare la spesa prosciugandosi i capitoli di bilancio.

Insomma, stavolta i grillini possono a buon diritto invocare la colpa delle “amministrazioni precedenti”. Perciò non si spiega perché – come si legge nella sentenza del Tar – abbiano fatto orecchie da mercante quando la Raggio verde “ha chiesto l’accesso alle informazioni ambientali relative alla discarica di Contrada campo sportivo, già oggetto di procedura d’infrazione da parte dell’Unione europea”. Si spiega forse più facilmente perché in questo giudizio, promosso dall’associazione ecologista sul silenzio-diniego, il Comune non si è presentato.

Infatti il Tar ha dovuto ricordare, proprio agli amministratori che non si perdono una marcia contro l’inquinamento, che “la disciplina dell’accesso in materia ambientale prevede un regime di pubblicità tendenzialmente integrale dell’informativa ambientale, ampliando notevolmente il novero dei soggetti legittimati all’accesso”. La giunta grillina, così, è andata a “inciampare” proprio sulla trasparenza ai sensi di legge.

Per l’opposizione, che lamenta da tempo ostacoli di ogni genere nella tempestiva visione degli atti, questa sentenza è la conferma che qualcosa potrebbe non andare nella bonifica del Fontana. Di Mare vuole vederci chiaro, presentando un’interrogazione per fare chiarezza sulla vicenda, che coinvolge diversi settori dell’amministrazione, con troppe lacune e dubbi sulla gestione della situazione”. Ma visti i tempi medi di risposta dal Palazzo, specialmente sulle questioni ambientali, è una curiosità che sembra destinata ad aspettare parecchio prima di essere soddisfatta.

Ne sa qualcosa Giuseppe Schermi, che l’interrogazione consiliare “segnala la puzza” la presentò il 13 aprile dell’anno scorso. E se la trova all’ordine del giorno in consiglio solo il prossimo 14 maggio. Un anno e un mese per avere una risposta dall’assessore Danilo Pulvirenti, chimico industriale già presidente di Rifiuti zero, per il quale questi argomenti dovrebbero essere pane quotidiano. Invece ha fatto prima la Raggio verde di Roma ad avere una risposta dai giudici amministrativi, considerato che il silenzio-diniego si è formato l’8 maggio 2017 e 9 mesi dopo erano già nella condizione di obbligare il Comune a uscire fuori le carte. Una lezione per la minoranza, che forse farebbe prima a rivolgersi direttamente al Tar.

 COMUNICATO del consigliere  DI MARE: “Comune condannato dal Tar Sicilia per aver negato l’accesso ad informazioni ambientali. La trasparenza, ancora una volta, disattesa e violata.”

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia nella camera di consiglio del 12 gennaio 2018 ha condannato il Comune di Augusta per non aver ottemperato alla richiesta di una terza Società che richiedeva atti con informazioni ambientali, questo quanto fa sapere il Consigliere Comunale di #perAugusta Giuseppe Di Mare.

Da un lato si parla di trasparenza – afferma Di Mare – dall’altro si attuano metodi che sono diametralmente all’opposto, disattendendo non solo i criteri di buona e trasparente amministrazione, ancor di più, il dettato della legge che prevede con il D. Lgs 195/2005 agli articoli 1 e 3 l’obbligo per le Amministrazioni comunali di consegnare “l’informativa ambientale” a chiunque ne faccia richiesta, addirittura senza che il richiedente debba dichiarare il proprio interesse.

Perché il Comune nasconde le carte e non risponde? Ed ancora dà adito a dubbi, sospetti, la mancata costituzione in giudizio da parte del Comune, per quale motivo?

Le richieste della Società di promozione sociale che ha tra i propri scopi la tutela dell’ambiente erano legate alle iniziative intraprese dal Comune al fine di impedire il conferimento nella discarica dell’ex campo Fontana di ulteriori rifiuti, la verifica di quelli presenti e le iniziative intraprese per accertare le condizioni ambientali e la messa in sicurezza del sito.

Come mai il Comune non ha fornito ad un’Associazione che si occupa di tutela ambientale (che potrebbe essere d’aiuto al Comune) i documenti richiesti circa la discarica di tutta l’area del campo sportivo Fontana? In che modo l’Amministrazione comunale pro tempore sta tutelando la popolazione nell’interdizione e nella bonifica di un’area interdetta perché inquinata?

Un dato è certo, l’intera area ricade sotto la responsabilità del Comune, ma è evidente che la fatiscente recinzione perimetrale fa sì che l’area sia in sostanza libera di accesso a chiunque provi a farne ingresso con gravi responsabilità civili e penali dell’ente custode dell’area, cioè il Comune.

Nei prossimi giorni invierò una dettagliata nota, con relativo dossier fotografico sullo stato attuale alla Procura di Siracusa, ente che nel 2005 suggerì la chiusura per grave pericolo ambientale e che nel 2016 ha restituito il bene alla responsabilità del Comune.

Contemporaneamente, oggi, ho presentato un’interrogazione per fare chiarezza sulla vicenda, che coinvolge diversi settori dell’Amministrazione, con troppe lacune e dubbi sulla gestione della situazione.

La condanna alle spese di giudizio – conclude il Consigliere Comunale di #perAugusta Giuseppe Di Mare – a prescindere dall’importo, è un segnale negativo per il principio che porta a tale sentenza, l’assenza di trasparenza e di informazione in materia ambientale ai cittadini, con danno erariale per le casse comunali, e non è la prima volta.

 

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