Augusta – Il “sistema Amara” adombrato da 3 procure allunga l’ombra dell’avvocato arrestato anche sullo scioglimento dell’amministrazione Carrubba. E il M5s chiede il rinvio del Consiglio comunale. Reviewed by Momizat on . [caption id="attachment_88716" align="alignright" width="300"] Il Palazzo Municipale l'ex sindaco estromesso Massimo Carrubba per mafia e a destra L'avv. Piero [caption id="attachment_88716" align="alignright" width="300"] Il Palazzo Municipale l'ex sindaco estromesso Massimo Carrubba per mafia e a destra L'avv. Piero Rating: 0
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Augusta – Il “sistema Amara” adombrato da 3 procure allunga l’ombra dell’avvocato arrestato anche sullo scioglimento dell’amministrazione Carrubba. E il M5s chiede il rinvio del Consiglio comunale.

Il Palazzo Municipale l'ex sindaco estromesso Massimo Carrubba per mafia e a destra L'avv. Piero Amara

Il Palazzo Municipale l’ex sindaco estromesso Massimo Carrubba per mafia e a destra L’avv. Piero Amara

 (Massimo Ciccarello) Augusta, 7 febbraio 2018 –  E’ una storia politica da riscrivere, quella di Augusta, dopo l’inchiesta giudiziaria con la quale 3 procure hanno smantellato un presunto sistema di potere costruito intorno al Palazzo di giustizia di Siracusa, e non solo. Una lobby fatta di avvocati d’affari, pubblici ministeri, giudici amministrativi, consulenti della Procura, giornalisti, insieme a un sottobosco di imprenditori e uomini di paglia, che avrebbe messo in piedi un meccanismo diretto a condizionare le istituzioni. Al punto da aggiustare prove e processi quando necessario, oppure insabbiare indagini scomode e pilotarne altre strumentali. Come lo scioglimento dell’amministrazione di Massimo Carrubba?

E’ un punto interrogativo che aleggiava da tempo, negli ambienti politici e forensi. Ma che alla luce del mandato d’arresto notificato all’avvocato Piero Amara il 6 febbraio, assume una consistenza particolare. Perché il filone romano dell’inchiesta, svolta congiuntamente con la procura di Milano e Messina, porta alle vicende di Riccardo Virgilio, l’ex presidente di sezione del Consiglio di Stato. Il magistrato, al quale vengono adesso contestate tre sentenze oggetto di un presunto “aggiustamento” in favore del legale augustano, era infatti in servizio quando il massimo organo della giustizia amministrativa discusse la richiesta di scioglimento del Comune, per presunte infiltrazioni mafiose.

Il ricorso contro il decreto presidenziale del 20 marzo 2013, che “dichiarava” il Comune inquinato dalla mafia, era stato presentato dal sindaco dimissionario e da 7 consiglieri. Avevano già subito un primo pronunciamento di rigetto dal Tar del Lazio, che il 3 giugno 2014 aveva certificato solo la regolarità formale del procedimento “cautelativo”. E’ proprio l’appello al Consiglio di Stato che presta il fianco a molte letture, alcune molto suggestive dopo l’inchiesta che sta terremotando i Palazzi.

Perché la terza sezione che il 24 aprile 2015 si è pronunciata definitivamente a sfavore dei politici augustani aveva un presidente, Giuseppe Romeo, che era diverso da quello atteso dagli avvocati di parte. I quali avevano pure notato nel collegio giudicante l’apparizione “a sorpresa” di un magistrato di origini catanesi, ritenuto molto vicino ad ambienti del ministero degli Interni.

Ma è la sentenza che viene emessa da quel supremo tribunale amministrativo, a fornire una colorazione particolare ai “movimenti” fra giudici. Perché, a differenza degli altri casi di scioglimento dove le motivazioni si dilungavano in una cinquantina di pagine, Augusta è liquidata in appena una decina di fogli. Di cui 8 contenenti solo giurisprudenza. E in quelle due paginette di motivazione sostanziale il Consiglio di Stato sembra trovare solo degli appigli, per non entrare nel merito di un provvedimento che già iniziava a fare acqua. Perché?

I legami impropri fra Virgilio e Amara sono adesso sotto la lente d’ingrandimento dei pm di Roma, ma non toccano quella sentenza. Eppure, l’ombra di una possibile “congiura” sul Comune sembra allungarsi ugualmente. Se non altro per gli attori in gioco. C’è infatti un terzo indagato che entra sulla scena, il giornalista Pino Guastella. Dirige un settimanale, “il Diario”, dove riversa le notizie apprese dalle solide fonti che si è creato nei suoi lunghissimi anni alla cronaca giudiziaria. Quella testata edita in proprio, secondo gli atti della Procura, riceveva dall’avvocato d’affari augustano un mensile per prestazioni professionali. E sempre gli articoli di quel giornalista su quella testata, venivano citati nella relazione d’accesso a supporto dell’impianto accusatorio contro Carrubba.

Per i pubblici ministeri, il giornale sarebbe stato usato per screditare un paio di pm siracusani sgraditi al “sistema” Amara. Accuse tutte da provare, ovviamente, considerato che le necessità economiche della piccola editoria si incrociano con l’esercizio del diritto di cronaca, in nodi non sempre facili da districare. Però l’avvocato ha indubbiamente una linea aperta su quella testata. La usa per rispondere a Carrubba, dopo la sua conferenza stampa che il 5 dicembre ha squarciato il velo di opacità sulla gestione del Comune, dallo scioglimento ad oggi.

“Lo scioglimento era stato studiato e deciso a tavolino – aveva detto l’ex sindaco – i mandanti io so bene chi sono. Non ho prove, ma nel momento in cui le avrò non esiterò un istante a pubblicarle, e a dare i nomi di chi ha voluto questo”. E in ballo tirava proprio Amara, definito “socio in affari” col giudice Virgilio. La replica dell’avvocato arriva il 9 dicembre, dalle colonne del Diario di Guastella. “Non ho mai risposto alle insinuazioni perché non ho tempo da perdere”, dichiara il legale. Che tuttavia aggiunge qualcosa che fa riflettere molti:“In pochi mesi i 5 Stelle hanno fatto ciò che Massimo non ha saputo fare in 10 anni. Non so chi sia questo sindaco 5 stelle ma dico solo che Augusta sembra un’altra città”.

Una dichiarazione già allora imbarazzante per i paladini della #legalità, questa dell’avvocato Amara che “non sa” chi sia l’avvocata Cettina Di Pietro. Ma sa però che con la sua amministrazione “trova una città più pulita e ordinata”. Palazzo di città non ha mai replicato alle accuse di Carrubba, e nemmeno il M5s. Eppure il dubbio che sorgeva dalla conferenza stampa dell’ex sindaco, e dall’entusiasmo “igienico-ambientale” del legale oggi arrestato, era che lo scioglimento basato su “un romanzo criminale” fosse solo il primo atto. Perché, se si avesse la forza di farlo, non si abbatte un’amministrazione “nemica” senza avere il progetto di sostituirla con un’altra più “gradita”. E’ davvero andata così?

L’inchiesta delle tre procure cade coma una bomba in città, per le vicende narrate e i personaggi coinvolti. Ce ne sarebbe abbastanza perché la politica si ponesse degli interrogativi, specialmente quella prosperata nelle urne all’insegna della #trasparenza. E specialmente nel luogo deputato come senato cittadino, che è il consiglio comunale. Eppure, nonostante fosse convocato per l’indomani, 7 febbraio, il gruppo consiliare 5 Stelle ha chiesto all’opposizione il rinvio della seduta.

La motivazione è l’assenza della sindaca, per un ordine del giorno per il quale non è necessaria la sua presenza. Il 31 gennaio Di Pietro è stata invitata a Roma, per una riunione al ministero del “Gruppo istruttore” su un nuovo impianto Esso. Il 2 febbraio aveva però dato l’assenso a presenziare a San Biagio, salvo cambiare idea il 5 febbraio. La sindaca vola a Roma e i 5 Stelle vogliono tempo per andare in aula, mentre Augusta si pone molte domande. Sperando di non leggere le prossime risposte dai telegiornali.

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