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Augusta – Il governo apre un tavolo coi sindacati per monitorare la vendita della Esso all’Algeria. I petrolieri lasciano alla Sonatrach anche i depositi del Meridione

Ingresso EssonMobil

Ingresso ExxonMobil

 (Massimo Ciccarello) Augusta, 9 maggio 2018 -  Il governo italiano ha già aperto un tavolo ministeriale per seguire da vicino la vicenda della smobilitazione Esso dal Meridione. E’ la risposta arrivata da Roma nella serata del 9 maggio, dopo che nel primo pomeriggio si era diffusa la notizia che la multinazionale americana stava abbandonando il teatro Mediterraneo. Con una mossa a sorpresa, infatti, il consiglio d’amministrazione della filiale italiana aveva comunicato la vendita di un intero ramo di azienda. Cioè proprio quello che “copre” a 360 gradi il fronte più caldo dell’Europa. I petrolieri Usa si sbarazzano non soltanto della raffineria di Augusta, ma anche del suo deposito costiero e di quelli che possedevano a Palermo e Napoli.

Al loro posto arrivano gli algerini di Sonatrach, azienda di stato che era già in rapporti commerciali col polo petrolchimico. Del quale adesso diventano parte integrante, con tutti gli interrogativi che si portano dietro. Il più grosso dei quali è proprio il prezzo di vendita, che negli ambienti sindacali è ritenuto eccessivamente basso. Gli ecologisti locali sospettano che dietro la decisione della Esso possano esserci i costi legati all’adeguamento degli impianti alle più stringenti normative ambientali. In realtà l’operazione sembra piuttosto dettata da ragioni di geopolitica, di difficile lettura fuori dagli ambienti governativi. La domanda che tutti si pongono oggi è: Roma sapeva?

Dalla reazione rapida del ministero, tutto fa pensare di no. D’altronde è stata trattata in gran segreto, questa compravendita che piazza l’Algeria nel porto Nato più importante del Mediterraneo centrale. Una trattativa che la Esso ha gestito come fosse una operazione di “spionaggio”. Nessun ingegnere o manager algerino si è mai visto girare per lo stabilimento, ad ispezionare cosa intendeva comprare. E persino il cda è stato riunito con un ordine del giorno diverso dall’argomento bomba che sarebbe poi stato trattato. Questa, almeno, è la ricostruzione che i sindacati unitari hanno diffuso subito dopo la fuga di notizie.

Le segreterie generali hanno già aperto un tavolo di trattativa con l’azienda, per vederci chiaro sul futuro occupazionale. Ma è evidente che la partita vera si gioca su tavoli governativi. Roma è ancora in grado di mettere qualche bastone fra le ruote, aggrappandosi al parere dell’antitrust che ancora deve essere dato. Anche se con gli Stati Uniti nel mezzo, traccheggiare non si rivelerebbe una cosa molto semplice.

Tuttavia la Esso da diversi anni non si occupa più di rifornire i jet militari di Sigonella. Il pieno di carburante privo di paraffine, che si ghiacciano ad alte quote, glielo fornisce l’Isab. Mentre il deposito aeroportuale a Catania non è più gestito direttamente dalla Esso, pur continuando a vendere il prodotto ai nuovi gestori. Lo sgombero degli americani dal teatro siciliano, quindi, non lascia contraccolpi sul piano strettamente strategico. Ma li lascia invece su quello geopolitico.

La Sonatrach finora aveva fatto un accordo di scambio con le aziende del petrolchimico. Materia prima in cambio di prodotto finito, per alimentare la sua crescita economica in patria. Adesso però l’Algeria ha bisogno di una propria “pompa di benzina”, per coprire il crescente fabbisogno. E il timore che si è fatto strada fra i lavoratori dell’indotto, è quello di un acquisto a tempo. Cioè, la raffineria di Augusta verrebbe usata per acquisire know how e addestrare il personale, per poi realizzarsi un proprio impianto nella madrepatria e abbandonare quello all’estero.

Le Rsu aziendali, tuttavia, sotto questo profilo sono scettiche per ragioni squisitamente tecnico-economiche. Ma, considerato il mistero che ha avvolto l’intera trattativa di compravendita, resta la preoccupazione sul futuro. Soprattutto ad Augusta, che sopporterebbe i maggiori contraccolpi non solo sul piano occupazionale, ma anche su quello sociale, imprenditoriale e ambientale. Un silenzio che ha fatto vedere questa cessione non come una normale operazione commerciale, ma piuttosto come una specie una sorta di operazione militare tratta da “La battaglia d’Algeri”. 

 

COMUNICATO  STAMPA  Siracusa, dichiarazione congiunta dei segretari generali  di Cgil, Cisl e Uil e di Filctem, Femca e Uiltec

 <<A distanza di tre anni dalla vicenda Sk Capital, la zona industriale di Siracusa potrebbe ripiombare nuovamente in quella condizione che tenne molti lavoratori col fiato sospeso per parecchi mesi.

Questa volta però non c’è una volontà di vendere i propri asset, ma anzi c’è la certezza che ciò sia già avvenuto.

Infatti la Esso italiana con una mossa che sorprende tutti e senza che vi sia stato mai nessun accenno alla volontà di cedere la raffineria di Augusta, stamattina ha rappresentato alle OO.SS. e le Rsu, in una riunione romana che era mascherata da un altro ordine del giorno, l’avvenuta vendita dello stabilimento di Augusta agli algerini di Sonatrach.

La stessa notizia veniva data – irrispettosamente e  in barba a qualsiasi osservanza di consolidate e durature relazioni con la popolazione aziendale – dal presidente della società, affrettatosi ad anticipare tutto, in assenza delle rappresentanze sindacali.

Come sindacato territoriale riteniamo prematuro esprimere qualsiasi giudizio sull’opportunità di carattere industriale e strategico di questa operazione.

Invece stigmatizziamo il comportamento dei dirigenti aziendali sull’eccesso di riservatezza di tutta questa operazione, che proprio per le modalità con cui è stata condotta, risulta sospetta. 

A tal riguardo ci siamo da subito attivati anche in raccordo con le segreterie regionali e nazionali per avviare tutte quelle azioni necessarie a comprendere il perimetro, la portata e le ricadute  di questa vendita, chiedendo intanto specifici incontri presso il ministero dello sviluppo economico. Riteniamo inoltre necessario, contestualmente al già dichiarato stato di agitazione e blocco dello straordinario, avviare un ciclo di assemblee nella raffineria.

Crediamo inoltre che il disimpegno dalla nostra zona industriale di una multinazionale come la Esso, la quale ha accompagnato i processi di sviluppo industriale in questa nostra area  in quasi 50 anni, non possa far  disperdere un immenso capitale di rapporti e responsabilità verso il nostro territorio senza che vi sia stato una preventiva e assoluta condivisione del progetto>>. 

VINCIULLO:   Preoccupato per la vendita degli impianti Esso di Augusta. Grave la mancata informativa alle Istituzioni nazionali, regionali e locali e ai sindacati.

 (CS)Siracusa, 9 maggio 2018 –  La notizia che la Esso avrebbe proceduto alla vendita degli impianti Esso di Augusta preoccupa, soprattutto per il modo come è avvenuta, cioè senza alcuna informativa, né tanto meno attraverso il coinvolgimento delle rappresentanze istituzionali nazionali, regionali e locali e, soprattutto, dei rappresentanti dei lavoratori. Lo dichiara Vincenzo Vinciullo.Nel chiedere al Governo nazionale ed a quello regionale di fare chiarezza, sono solidale con i lavoratori e pronto a sostenere tutte le azioni che verranno intraprese a tutela dei posti dei lavoro e della futura attività dell’impianto che, essendo attività strategica per l’economia nazionale, non può passare di mano senza sapere qual è il futuro che si prospetta per lo stabilimento di Augusta, anche alla luce delle dichiarazioni che sono state rilasciate da parte del legale rappresentante della società acquirente, che, ha concluso Vinciullo, non ha sciolto i dubbi e tutte le perplessità che in queste ultime ore stanno emergendo

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