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Augusta – I gettoni 2017 che la giunta grillina si è fatta restituire dal Comune finisce al vaglio della Corte dei Conti su denuncia di Schermi, ex assessore M5s al Bilancio: ”Danno erariale per il capitolo svuotato?”

Giuseppe Schermi ex assessore del M5S

Giuseppe Schermi ex assessore del M5S

 (Massimo Ciccarello) Augusta, 10 gennaio 2018 – Finiscono all’attenzione della Corte dei conti i 47 mila 512 euro, e 34 centesimi, tasse incluse, dell’indennità di carica per l’anno 2017, che la giunta grillina di Augusta si è fatta restituire lo scorso Natale dalle casse comunali, dopo aver rinunciato all’auto-decurtazione. A presentare un esposto alla procura contabile è stato l’ex assessore al Bilancio, Giuseppe Schermi, oggi consigliere d’opposizione con Diem25, che aveva architettato quella “ritenuta alla fonte” quando si era insediato a Palazzo subito dopo il trionfo delle comunali 2015.

Nella denuncia, di cui ha dato notizia il 10 gennaio, l’ex vicesindaco M5s “teme danno erariale e responsabilità amministrativa” sulla delibera con la quale sindaca e assessori si sono ripresi quel 30 per cento che si erano fatti trattenere, insieme alla presidente del consiglio comunale, nel periodo compreso da gennaio ad ottobre scorsi. I rilievi di Schermi, attualmente “tirocinante revisore”, fanno notare che “non sarebbero rispettate le prescrizioni del decreto di approvazione ministeriale delle ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2015-2017, laddove era previsto in ogni anno l’accantonamento del 30 per cento delle indennità in apposito capitolo di bilancio”.

  In sostanza, quei soldi che gli amministratori grillini si riducevano volontariamente, erano previsti nei conti municipali. Che sul gettito proveniente da quegli importi, avevano un apposito un apposito capitolo. Una procedura che faceva risparmiare un po’ di tasse agli amministratori, e allo stesso tempo garantiva massima trasparenza. Sia perché il prelievo avveniva automaticamente ogni mese, senza che si dovesse inseguire i “furbetti” dell’autotassazione. Sia perché i progetti da finanziare avrebbero seguito le procedure ad evidenza pubblica, con tutte le garanzie di legge.

  Un meccanismo che tuttavia ha bloccato di fatto la possibilità di impiegarli rapidamente. Con le campagne elettorali incombenti, il Palazzo ha avuto necessità di far vedere dei risultati concreti. Per cui, almeno ufficialmente, ha optato per la soluzione di farsi versare le indennità per intero, e poi provvedere individualmente ad accantonare le somme in un conto corrente, di più facile gestione.

  Questa, almeno, è la spiegazione che i grillini hanno dato sui social riguardo la loro retromarcia. Perché, in realtà, intanto si sono incassati per intero novembre e dicembre, e si stanno facendo restituire pure i mesi arretrati. Ma del deposito in banca, però, non c’è notizia alcuna. Su quale istituto di credito è stato aperto? Chi è la persona fisica che ne risponde? Chi può materialmente staccare gli assegni? Tutto è avvolto dal riserbo. Stranamente, perché quella retromarcia si sarebbe prestata a molte speculazioni politiche, senza accompagnarla contestualmente a queste informazioni. Non è una questione da poco, per una forza politica che di quel 30 per cento ha fatto una bandiera elettorale, insieme alla rinuncia all’auto blu (che comunque il Comune non aveva da anni).

  Fra l’altro, l’improvvisa rinuncia all’auto-decurtazione automatica si sta trasformando in un pasticcio. Schermi chiede alla Corte dei conti di verificare se “la determina di settore sarebbe viziata da annullabilità perché porta la data del 21 ma è stata pubblicata all’albo tardivamente, (l’8 Gennaio”. Inoltre, “lo storno retroattivo delle somme dall’apposito capitolo alle spese per indennità degli amministratori, configurerebbe un danno erariale di pari importo in capo al Comune che non può più disporre di somme a favore di spese per investimento dedicate alla cosiddetta democrazia partecipata”.

  Sono rilievi fra il tecnico e il politico, che ovviamente vanno presi col beneficio del dubbio fino a quando i giudici contabili non si saranno espressi. Ma resta il fatto che l’amministrazione Cettina Di Pietro, nel 2015, si era affidata alle “competenze” del suo assessore designato per dichiarare il dissesto. Mentre ora che la rubrica è gestita dal successore di estrazione Pd, Giuseppe Canto, è arrivato il dietrofront sulle decurtazioni. Dopo l’”epopea” della formica grillina, sono arrivati i giorni della cicala renziana?

 

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