Augusta – “Comportamento antisindacale” è la diffida legale della FP-Cgil alla sindaca Di Pietro. Minacciato di procedimento disciplinare Rsu che informa i precari del rischio tagli delle ore-lavoro. Franco Nardi: ”Inaccettabili i processi sommari” Reviewed by Momizat on .   [caption id="attachment_86117" align="alignleft" width="300"] Franco Nardi segretario. generale provinciale FP Cgil[/caption] (Massimo Ciccarello) Augusta, 16   [caption id="attachment_86117" align="alignleft" width="300"] Franco Nardi segretario. generale provinciale FP Cgil[/caption] (Massimo Ciccarello) Augusta, 16 Rating: 0
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Augusta – “Comportamento antisindacale” è la diffida legale della FP-Cgil alla sindaca Di Pietro. Minacciato di procedimento disciplinare Rsu che informa i precari del rischio tagli delle ore-lavoro. Franco Nardi: ”Inaccettabili i processi sommari”

 

Franco Nardi segretario. generale provinciale FP Cgil

Franco Nardi segretario. generale provinciale FP Cgil

(Massimo Ciccarello) Augusta, 16 novembre 2017 -  Un “vero e proprio processo sommario, quasi intimidatorio” contro un sindacalista, per zittirne le proteste sui tagli ai precari. La Cgil recapita una diffida legale alla sindaca Cettina Di Pietro, per “comportamento sicuramente antisindacale dell’amministrazione comunale di Augusta”.

A mettere in mezzo gli avvocati è stata la segreteria provinciale della Funzione pubblica. Scesa sul piede di guerra dopo che un suo rappresentante aziendale era stato malamente strapazzato dalla prima cittadina, solo per aver difeso la posizione degli 84 part-time. Che la giunta M5S voleva “ridimensionare” drasticamente, chiedendo alla Regione di ridurre le ore lavorative e di rescindere alcuni contratti. La pec della Cgil, “riservandosi di intraprendere, nelle sedi deputate, le opportune iniziative”, preannuncia sostanzialmente una denuncia alla Procura. E ricostruisce una vicenda che fa assumere al Comune 5 Stelle le sembianze di una fabbrica ottocentesca, e alla sindaca quello del “padrone delle ferriere”.

Tutto inizia il 30 ottobre, quando le tre sigle sindacali incontrano Di Pietro per “analizzare la vicenda relativa alle proroghe contrattuali dei precari”. Ci sono i segretari provinciali della triplice sindacale, e i rappresentanti della Rsu aziendale. Di Pietro comincia a lamentare carenza di fondi, e ventila tagli che vanno a colpire gli impiegati meno tutelati. Il clima diventa subito incandescente, perché i rappresentanti dei lavoratori si trovano di fronte a una posizione radicalmente diversa dagli annunci pubblici del Palazzo.

   Racconta la diffida:“La vostra amministrazione, in ragione degli insufficienti trasferimenti di fondi regionali, ha rappresentato la possibilità di ridurre le ore di lavoro fino al limite massimo di 9 ore”. E’ una vera e propria bomba, quella che la sindaca fa cadere sul tavolo di trattativa. Perché riduce fino ad un quarto il già basso stipendio mensile di precari che ci campano la famiglia. E che spesso lavorano oltre il dovuto, per tenere in piedi uffici che diversamente collasserebbero. La Polizia municipale, in primo luogo, ma pure l’Urbanistica.

L’amministrazione ha le sue ragioni. “La indicata eventualità veniva altresì rappresentata in assenza dei promessi fondi regionali, anche per la impossibilità del Comune di intervenire con integrazioni proprie in ragione del dissesto finanziario dell’Ente”. La bagarre scoppia quando la sindaca accenna di una sua richiesta alla Regione di rescindere i contratti dei part time, in assenza di fondi sufficienti. Gli Rsu saltano sulla sedia: il “loro” Comune, che essendo dissestato non ha più competenza diretta sulla materia, addirittura suggerisce al governo regionale di mandarli a casa.

Il tavolo della trattativa va gambe all’aria, metaforicamente e quasi fisicamente. Ovviamente la voce circola fra gli impiegati in attesa di rinnovo. “Una componente della Rsu riconducibile alla Cgil, in ossequio al suo potere di rappresentanza e alle prerogative legate al ruolo, ha comunicato in modo corretto la situazione ai lavoratori direttamente interessati”, ricostruisce la diffida legale della Funzione pubblica. Che resta di stucco quando il loro rappresentante, il giorno dopo, viene chiamato a presentarsi subito nell’ufficio della sindaca. Quello che trova ad attenderlo a Palazzo di cittò, sembra tratto da una cronaca dell’Inquisizione.

“Il 31 ottobre, fra le 11 e le 11,30, la stessa componente della Rsu veniva convocata, presenti anche il comandante dei vigili urbani (Antonino Barbera, ndr), l’assessore all’Urbanistica (Adriana Commendatore, ndr), il segretario generale (Alberto D’Arrigo, ndr) per essere sottoposto a un vero e proprio processo sommario, perché avrebbe dato all’esterno una rappresentazione esasperata della situazione”.

Cioè il sindacalista veniva accusato di fare il sindacalista, e non il “pompiere a servizio” del datore di lavoro. La diffida parla di “contesto del tutto irreale”, dove al lavoratore stordito “si contestavano fatti non veri”. E dove si arrivava persino a minacciare “la possibilità di essere sottoposto a un procedimento disciplinare”.

“Condanniamo fortemente qualsiasi processo sommario a qualunque lavoratore, e specialmente a un sindacalista, come Di Pietro sembra sia abituata a fare”, dichiara Frano Nardi, segretario provinciale della Funzione pubblica. Il quale ricorda ciò che dovrebbe essere ovvio in uno stato di diritto:“Ci sono regole e procedure per effettuare le contestazioni, se dovessero emergere atteggiamenti non congrui da parte di un lavoratore o di un sindacalista. Nessuno può essere chiamato in questo modo a rispondere di eventuali colpe, che in questo caso non ci sono nemmeno”.

Il dirigente sindacale stigmatizza anche l’atteggiamento dei testimoni cha la sindaca-giudice ha fatto trovare schierati come una giuria di Torquemada:“Si sono prestati a un atteggiamento inaccettabile”. Ed è una sottolineatura che vale anche per molti altri, soprattuto fra i consiglieri di maggioranza.

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