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Augusta – Alla Tari aggiunge i costi di costruzione, la giunta M5s alza l’asticella dopo le polemiche sul Consiglio fatto il Venerdì Santo. Il vescovo però tace sulla seduta durante il Cristo Morto

Processione

Processione del Cristo morto

(Massimo Ciccarello) Augusta, 29 marzo 2018 – Dopo le aspre polemiche sul consiglio comunale convocato durante la processione del Venerdì Santo, l’amministrazione 5 Stelle di Augusta anziché lasciare, raddoppia. Aggiungendo alla seduta “dissacrante” del 30 marzo pure l’adeguamento del contributo di costruzione per l’anno 2018, a un ordine del giorno che doveva discutere “soltanto” della nuova Tari.

 Sta diventando una specie di “guerra di religione” fra maggioranza e opposizione, la prima sessione nella storia cittadina riunita ignorando la devozione tradizionale. E pure qualche regolamento un po’ più laico. Perché, per arrivare in tempo alla scadenza di fine mese, anziché adottare le norme-capestro per gli emendamenti sulla contabilità, approvate appena qualche settimana prima, l’amministrazione sta tentando di usare “in via analogica” quelle previste per il consiglio comunale.
 Una forzatura interpretativa, nata dall’esigenza di mettere una pezza ai pasticci di una giunta che si riduce sempre all’ultimo momento. E che sicuramente darà adito a una pioggia di pregiudiziali, il cui esito sarà altrettanto sicuramente pari a zero, considerata la politica del rullo compressore di marca bulgara adottata dal gruppo M5s. Ne beneficerà sicuramente lo spettacolo da casa, sempre se alle 11 ci sarà qualcuno davanti lo streaming anziché stare alla processione del Cristo Morto dei “poveri”.
 Perché, ed è il paradosso di un Movimento nato fra gli “esclusi”, la convocazione-affronto è proprio verso quella tradizione nata da una ribellione di classe contro i nobili-notabili, che usavano i riti della Settimana Santa come affermazione di status. La nuova “casta” elettorale è già proiettata verso l’affermazione di una nuova religione, che dei vecchi riti devozionali può fare a meno. Come sembra voler fare a meno anche di qualche procedura amministrativa che lega troppo le mani. Come nel caso, appunto, del nuovo ordine del giorno aggiuntivo.
 Gli oneri d’urbanizzazione e il costo di costruzione adeguati per il 2018, infatti, arrivano in discussione a San Biagio mentre “è in itinere l’approvazione in consiglio dell’aggiornamento per l’anno 2017″. Cioè, i consiglieri dovranno approvare le nuove tariffe per l’edilizia mentre ancora devono discutere di quelle precedenti. L’ultimo adeguamento deliberato risale all’agosto 2016, l’annualità successiva giace nel limbo dell’“itinere”, quella corrente va discussa senza indugio mentre passa il Cristo Morto dei poveri.
 “Questa scelta – polemizza Giancarlo Triberio, a nome del gruppo Centrosinistra – è figlia tanto di un’amministrazione improvvisata, quanto di una gestione arrogante del Comune. Come se fossero i padroni assoluti di prassi e regolamenti, aggiungono un altro ordine del giorno importante per l’economia cittadina. E non contenti di aver “concesso” ai consiglieri d’opposizione meno di 24 ore per studiare e presentare emendamenti sulla Tari, a meno di 48 ore dalla seduta inseriscono un’altra delibera che richiede un tempo adeguato di approfondimento”.
 In sostanza, secondo il ragionamento del consigliere di minoranza, c’è del metodo in quella “improvvisazione”. Si piazzano a ridosso di una scadenza le deliberazioni più “rognose”, e si lascia all’opposizione una manciata di ore per studiarle. “Ormai è chiara la deriva autoritaria della maggioranza, che certifica ancora una volta di essere allergica al rispetto della democrazia”, lamenta Triberio. Che più di sfogarsi coi giornali non può fare, dato che qualsiasi pregiudiziale e ogni segnalazione di presunte irregolarità sono finite tutte con un buco nell’acqua.
 Se una “novità” c’è in questa abituale strategia della zona Cesarini applicata all’amministrazione del Comune, è quella dell’uso della Settimana Santa come strumento di distrazione di massa dalle vicende del consiglio. Certo, nota Triberio, “averlo convocato per il Venerdì Santo è frutto di un’assoluta mancanza di rispetto per le tradizioni augustane”.
Per il vicario generale dell’Arcidiocesi, Sebastiano Amenta, si tratta “di scelte e valutazioni che appartengono alla politica“. E se persino l’arcivescovado tace, questo consigliere cresciuto nella sinistra laica, di cosa si lamenta?

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